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Voce del Verbo Tombare

Ad un certo punto i contadini delle cascine vicine hanno cominciato a trovare i cani morti. Anche gli uccellini che bevevano dalle pozzanghere della zona facevano una brutta fine. Per capire che qualcosa non funzionasse c’è voluto poco, mentre è stato necessario molto più tempo perché si sapesse che cosa conteneva quell’ex cava inondata di rifiuti tossici industriali da una società specializzata nello smaltimento di veleni, la Ecoservizi, affiancata dalla Italrifiuti. Sversamenti avvenuti dall’inizio degli anni Settanta e proseguiti per tutto il decennio, fino a quando le prime verità sul disastro ambientale creato nella Vallosa di Passirano, all’interno della pregiata zona vinicola Franciacorta, nella Macroregione Orientale, sono emerse tra i fanghi abbandonati all’aria aperta.

“Nella Macroregione ci sono 27 province, 3333 comuni
e 6904 cave.”

Oggi si sa che la discarica, autorizzata per i rifiuti urbani e inzuppata in realtà di metalli pesanti, contiene anche pcb, inquinanti simili alle diossine arrivati dalla Caffaro, l’azienda che a Brescia, in piena città, ha sprigionato milioni di tonnellate di questi composti altamente nocivi, la cui cancerogenità è stata accertata e associati tra le altre patologie al linfoma non-Hodgkin. L’area della Caffaro è stata inserita tra i Siti di interesse nazionale, quelli più pericolosi e per cui gli interventi di bonifica sarebbero più urgenti. Sarebbero, perché in realtà nella quasi totalità dei casi non è stato fatto nulla per cercare di limitare i danni dell’inquinamento che in queste zone ha raggiunto dimensioni colossali. La Macroregione ne ospita otto su trentanove individuati in Italia, a cui se ne aggiungono altri quattro classificati di interesse regionale. Si va dalle zone contaminate dall’amianto attorno agli stabilimenti Eternit di Casale Monferrato, nella Macroregione Occiddentale, al polo chimico di Porto Marghera, nell’estremità della Macroregione Orientale che guarda la laguna veneziana e poi l’Adriatico, passando per i Laghi di Mantova inondati da rifiuti chimici, per le discariche abusive di residui industruiali di Pioltello Rodano, nel territorio della capitale macroregionale, o per il sito Caffaro, appunto, in cui è inserita anche l’area di Passirano. Tutte zone in cui i tumori colpiscono in maniera più aggressiva.

In un mare di veleni che attraversano le zone più produttive d’Italia, la piccola ex cava Vallosa è uno sputo, ma resta comunque esemplare. Qui l’industria ha trovato la sua pattumiera a pochi chilometri dalla sede; qui si sommano, in definitiva, gli effetti dell’inquinamento diretto a quelli dell’inquinamento secondario; qui per anni si è sversato senza che nei territori interessati venissero sollevate domande su quanto stava

Caffaro
L’attività della azienda chimica Caffaro a Brescia, nella Macroregione Centrale, è iniziata nel 1906 con la produzione di soda caustica e di vari composti, fra cui fitofarmaci e pesticidi. A partire dal 1938, l’azienda ha avviato la produzione di policlorobifenili (PCB), terminata poi nel 1984. L’inquinamento provocato dall’attività produttiva della Caffaro, oltre ad aver contaminato i terreni sottostanti lo stabilimento, si è diffuso nelle aree a sud dell’azienda mediante lo scarico delle acque industriali nelle rogge. Dalle indagini ambientali avviate nel 2000 sull’area dello stabilimento Caffaro e nelle sue immediate vicinanze è emerso un inquinamento del suolo con valori fino a migliaia di volte al di sopra dei limiti di legge. Nell’area dello stabilimento gli inquinanti – quali policlorobifenili (PCB), policlorobenzodiossine e dibenzofurani (PCDD/F), mercurio, arsenico, solventi si sono spinti nel sottosuolo fino a una profondità di oltre 40 mt, determinando di conseguenza anche la contaminazione della falda acquifera.

“La Vallosa è un piccolo segno della passione per la discarica.”

accadendo; qui ci si è occupati del problema solo a disastro avvenuto; qui la politica e la pubblica amministrazione ha di fatto accompagnato un processo di degrado ambientale irrimediabile, autorizzando prima la discarica e non vigilando poi sul suo contenuto; qui gli affari legati allo smaltimento dei rifiuti hanno fatto prosperare imprenditori della zona, senza necessariamente chiamare in causa realtà come le ecomafie e la criminalità organizzata; qui sono passati anni in discussioni, studi, analisi, promesse di interventi e zero realizzazioni.

La Vallosa è un piccolo segno della passione per la discarica che permea la Macroregione. Meglio se abusiva: ne sono state censite un migliaio, con diversi gradi di pericolosità.

“Alla Vallosa la politica e la pubblica amministrazione han di fatto accompagnato un processo di degrado ambientale irrimediabile.”

L’Inceneritore
L’Inceneritore di Brescia, nella Macroregione Centrale, è il più grande d’Europa e viene anche chiamato Termoutilizzatore in quanto dai rifiuti che brucia, circa 800mila tonnellate annue, dieci volte la quantità prodotta nella città dove è stato costruito, produce energia elettrica. Il suo caratteristico camino è colorato con sfumature di azzurro che si alternano lungo i lati, incuriosendo e creando una sorta di trompe l’oeil tra industria e cielo.

“Dei nove milioni di rifiuti urbani prodotti nella Macroregione nel 2013, 1,2 sono stati interrati.”

E d’altra parte è in queste zone che si producono la maggior parte dei rifiuti speciali, pericolosi e non, derivanti dalle attività edilizie, manifatturiere o direttamente dal comparto del trattamento dei rifiuti e della gestione delle reti fognarie: 52 milioni di tonnellate accumulate nel solo 2012, 54 l’anno precedente. Per gestire questa mole enorme di residui sono state create 120 discariche.

Un’ex cava, da riempire fino a generare una nuova collinetta puzzolente, è stato il sistema preferito anche per sbarazzarsi dei rifiuti urbani, anche se negli ultimi anni gli inceneritori, e in parte il riutilizzo attraverso la raccolta differenziata, hanno preso il sopravvento. Dei nove milioni di rifiuti urbani prodotti nella Macroregione nel 2013, 1,2 sono stati interrati. Una menzione particolare la merita Montichiari, cittadina di 25mila abitanti nella Macroregione centrale, in provincia di Brescia: in questa zona ci sono quattordici discariche, oltre a quelle abusive, e è in discussione l’apertura di tre nuovi siti. Anche in tema di rifiuti bruciati Brescia, stavolta la città, detiene un record:

qui c’è l’inceneritore più grande d’Europa, con una capacità di 800mila tonnellate annue di immondizia bruciata, che produce a sua volta circa 170mila scorie da smaltire. E’ uno dei diciotto impianti della Macroregione, su 49 della Penisola: dalla Vallosa di Passirano dista appena una ventina di minuti di strada.