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Salire sulle Cose

“La gente tende ad andare a vedere le cose, la gente tende a salire sulle cose”. Un pensiero semplice e lineare, tanto quanto costruire una torre di trecento metri in mezzo alla campagna come attrazione per un centro commerciale le cui fondamenta vengono collegate addirittura all’Impero romano. E’ la Colonna Desman, il più grandioso progetto dell’epoca del Megalitismo Commerciale, in cui ai vecchi centri commerciali proliferati nella Macroregione dagli anni novanta si preferiscono ora strutture mastodontiche, paradossali, estreme e, parolina magica, polifunzionali. Meglio se irrealizzabili: nell’ambito della Smisuratezza l’iter infinito è importante tanto quanto la prima colata di cemento.

“L’enorme colonna Desman punta a diventare il più alto edificio della Macroregione.”

Alta trecentodieci metri, l’enorme colonna greco romana è stata disegnata nella campagna tra Padova e Venezia, nella Macroregione Orientale, e punta a diventare il più alto edificio della Macroregione e della Penisola. Attorno le fotografie satellitari restituiscono un territorio modellato dal graticolato romano, suddiviso regolarmente in cardi e decumani che testimoniano l’arrivo e la permanenza dell’antico colonizzatore. Proprio in virtù del contesto i progettisti, un gruppo di professionisti dell’architettura e del marketing, hanno pensato di richiamare lo storico dominio nello stile dell’edificio. Al suo interno dovrebbero starci negozi, uffici, sedi per centri di ricerca e fondazioni, alberghi e un ristorante. Ai piedi della Desman, che prende il nome dal termine dialettale per decumano, sorgerebbe un’enorme piazzale da sfruttare per i concerti, circondato da una corte di spazi commerciali in cui dovrebbero essere presentate le eccellenze del territorio. Dalla cima del capitello, raggungibile con gli ascensori, si potrebbe godere di una vista molto ampia, dalla laguna ai monti, dalle coltivazioni della piana ai capannoni fino agli ampi parcheggi che dovrebbero completare il progetto.

La Colonna Desman si farà? I promotori, che tstudiando le persone ne hanno individuato appunto la tendenza a salire sulle cose, si sono fermati alla proposta iniziale. Ma il progetto megalitico resta un esempio definitivo di una concezione smisurata della gestione del territorio. Se in zona, a Mirano, la torre è sembrata troppo fantasiosa, anche se non è mancato il politico di turno che ha provato a sposarla, poco distante è in fase più avanzata la realizzazione di un altro spazio commerciale, e non solo, enorme e stavolta orizzontale. Si chiama Veneto City, dal nome originario della Macroregione Orientale, un parco per lo svago, il commercio, il terziario e il settore direzionale di oltre settecentomila metri quadri stretto tra una ramificazione della Grande Madre Autostrada Serenissima e la linea ferroviaria. Per rendere meno indigesta l’operazione, fortemente contestata in zona, sono stati inseriti qualche centomila metriquadri di verde e un parco scientifico: in ogni caso, le cronache locali descrivono la parte edificata come equivalente a un un capannone largo dodici metri, alto 7 e lungo 23 chilometri. Il tutto avviene a pochi minuti di strada dai terreni su cui si pensava di piantumare la Colonna Desman: il sogno del Macroprogettista è che vengano realizzati entrambi, ma le difficoltà non mancano nemmeno per Veneto City, che gode comunque della benedizione delle autorità macroregionali.

Si chiama Veneto City, dal nome originario della Macroregione Orientale, un parco per lo svago, il commercio, il terziario e il settore direzionale di oltre settecentomila metri quadri stretto tra una ramificazione della Grande Madre Autostrada Serenissima e la linea ferroviaria. Per rendere meno indigesta l’operazione, fortemente contestata in zona, sono stati inseriti qualche centomila metriquadri di verde e un parco scientifico: in ogni caso, le cronache locali descrivono la parte edificata come equivalente a un un capannone largo dodici metri, alto 7 e lungo 23 chilometri. Il tutto avviene a pochi minuti di strada dai terreni su cui si pensava di piantumare la Colonna Desman: il sogno del Macroprogettista è che vengano realizzati entrambi, ma le difficoltà non mancano nemmeno per Veneto City, che gode comunque della benedizione delle autorità macroregionali.

Il Megalitismo Commerciale attraversa la Macroregione senza badare ai confini amministrativi interni. A centinaia di chilometri da Veneto City e Colonna Desman, nella Macroregione Occidentale, è stato messo su carta lo smisurato progetto di Mediapolis. Anche qui torna il concetto di città nel nome e anche qui si parla di una struttura dalla grandezza incalcolabile per la mente umana: 148mila metri quadri di parco dei divertimenti, con montagne russe e giochi d’acqua inseriti in un contesto architettonico che dovrebbe richiamare le città del nord Europa degli inizi dell’Ottocento; un’arena da quindicimila posti; una struttura coperta di venticinquemila metri quadri per cinema, ristoranti, attrazioni e hotel; uno spazio commerciale di trentaseimila metri quadri, con mille metri quadri destinati alle immancabili eccellenze del territorio. La polis irromperebbe sul territorio di un comune di 1.800 abitanti nella campagna a nord di Torino, Albiano d’Ivrea, con promessa di mille posti di lavoro e oltre un milione di visitatori l’anno. Il progetto, circolato negli anni tra sostenitori e contestatori secondo il classico copione della Smisuratezza, è azzoppato dalle difficoltà economiche, ma il tramonto definitivo in casi come questo non c’è mai.

“Nella Macroregione sono stati censiti 1007 asili nido e 1141 centri commerciali.”

Lo strip di Roncadelle
Lo strip di Roncadelle, nella Macroregione Centrale, ha una concentrazione commerciale di ottomila e settecento metri quadrati ogni mille abitanti, destinati a raddoppiare con il nuovo centro Ikea ora in costruzione.

“Il Megalitismo Commerciale è molto simile al gioco della dama, in cui il damone si pappa le pedine semplici”

La Colonna Desman, Veneto City o Mediapolis sembrano indicare nel Megalitismo Commerciale una tendenza all’incompiuto, alimentata dalla crisi economica, ma non è del tutto vero. A Roncadelle, comune di novemilaquattrocento abitanti nella Macroregione Centrale, l’Ikea sta per aprire un centro commerciale di cinquantacinquemila metri quadri annesso al negozio già esistente, che ora occupa trentamila metri quadri. Un investimento di cento milioni di euro in un paese in cui negli anni novanta era sorto uno dei primi centri commerciali di vaste proporzioni sulla piana, Le Rondinelle, con quarantacinquemila metri quadri di spazi di vendita, a cui se ne aggiungono quattromila di un mega negozio Decathlon a breve distanza: in zona girano sei milioni di clienti all’anno. Dalle Rondinelle al Megacentro Ikea, il secondo di questo tipo nella Penisola, ci sono cinque minuti di strada. La nuova struttura prevede tra le altre cose di arrivare a centosessantamila metri quadri di parcheggi, con ipotesi di afflusso sulle strade limitrofe di quattromila auto all’ora nelle ore di punta. Ad operazione conclusa, le prime opere sono già state avviate, ogni abitante di Roncadelle avrà a disposizione sedicimila metri quadri di spazi commerciali: la Smisuratezza, come si vede, è davvero realtà e punta ad infrangere ogni record. Anche se, da quando sono iniziati i lavori per il colosso svedese, alle Rondinelle sono iniziati a emergere i segni della crisi: chiusura di grandi catene, licenziamenti, spazi che iniziano a svuotarsi deprimendo l’ambiente.

Il Megalitismo Commerciale è molto simile al gioco della dama, in cui il damone si pappa le pedine semplici, ed è una risposta alla crisi che colpisce anche i centri commerciali. Costruiti nel corso degli anni con la logica del tutto e ovunque, spesso a breve distanza l’uno dall’altro per ragioni di concorrenza nella grande distribuzione, stanno iniziando a decadere lentamente, con le prime vittime già accertate. Si tratta di strutture spropositate in zone con bacini limitati, collegamenti insufficienti e offerte poco allettanti. Uno dei casi più evidenti riguarda Le Acciaierie di Cortenuova, aperto nel 2005 e già in piena decadenza. Anche in questo caso la Smisuratezza è motivo d’orgoglio: un cupolone di vetro e legno lamellare alto trenta metri e largo novanta, venduto come il più grande d’Europa.

Zingonia
Zingonia, in territorio di Bergamo, nella Macroregione Centrale, è un progetto realizzato negli anni Sessanta dall’imprenditore Renato Zingone per consentire a operai e impiegati di vivere vicino agli stabilimenti produttivi. Immaginato inizialmente per cinquantamila abitanti, ne ospita poco più di quattromila, metà dei quali di origine straniera, ed è afflitto da gravi problemi di degrado sociale e urbanistico.

I tedeschi, dotati di maggiore senso del limite, hanno realizzato una struttura di questo genere per il loro parlamento. Qui parliamo invece di un centro di quarantaquattromila metri quadri con un ipermercato e centosettantacinque negozi spalmati nella piana della Macroregione Centrale. Per nove anni è stata attesa l’apertura della Brebemi come svolta nei collegamenti alle Acciaierie: una volta inaugurata, si è scoperto che l’autostrada non la usa nessuno e che il centro commerciale stava già morendo prima ancora di avere pagato gli espropri. Nemmeno il nome dal carattere fiero e solido l’ha salvato: a fargli le scarpe è stato un centro commerciale di quarantaduemila metri quadri a sette minuti d’auto di distanza, aperto quattro anni dopo e per ora in salute.

In questo gioco al divorarsi l’un con l’altro, restano sul terreno delle strutture megalitiche completamente inutilizzabili, se non per il saccheggio di rame, ferro e altri elementi da rivendere sul mercato nero. Gli esempi iniziano a sommarsi nella Macroregione e il tonfo delle cadute è solitamente preceduto da qualche segno di cedimento: la chiusura dei negozi del piano rialzato, il propagarsi della crisi nei piani inferiori, l’addio alla multisala cinematografica e la fine dell’ipermercato. In genere, quando salta l’ipermercato o il supermercato di turno non c’è nessuno in grado di pagare le spese di mantenimento della struttura. Quindi fine della corsa.

“Quelli che prima venivano salutati come opportunità di rilancio del territorio diventano problemi imbarazzanti.”

Quelli che prima venivano salutati come opportunità di sviluppo e di rilancio del territorio diventano problemi ingombranti, imbarazzi in disfacimento, scarti circondati da rotonde. Nella Macroregione sono stati censiti mille e centoquarantuno centri commerciali, la metà soltanto nella Macroregione Centrale, suddivisi tra i piccoli spazi di quartiere alle grandi strutture con vista tangenziale. L’esplosione è avvenuta nella prima metà degli anni Novanta e il gioco ad accaparrarsi porzioni di piana prosegue ancora. Al loro interno il mondo svela il passare del tempo soltanto attraverso la novità dei prodotti, in un’Eterna Stagione Temperata, la quinta. In fondo, la gente tende ad avere necessità di mangiare, il comparto alimentare è motivo d’attrazione per oltre la metà dei clienti, e tende ad avere bisogno di stare in mezzo ai propri simili, la parte relazionale conta per un quarto degli ingressi nei centri. Se poi c’è qualcosa su cui salire, ancora meglio.