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Rumore di Fondo

Spazio libero. Spazio disponibile. Spazio da occupare. Spazio per il vivaista, il meccanico, il gommista, il supermercato, la banca popolare. Spazio per l’outlet dei dolci, il macellaio, la piadineria. Spazio per chi monta i caminetti, chi installa i pannelli solari, chi commercia vibratori. Spazio per i nuovi appartamenti, per il fuori tutto del negozio fallito, per gli sconti del cinquanta per cento, per la prossima apertura a cinque minuti dal casello. Spazio per la fiera del giardinaggio, per lo spettacolo musicale, per la pornostar ospite del locale. Spazio per il candidato sindaco, per l’onorevole, per chi odia l’immigrato e per chi ti vende il terreno e lo spazio promozionale. Spazio bianco, ancora libero, disponibile, da occupare.

“La Macroregione è una giungla che schiaffeggia il viaggiatore con messaggi pubblicitari ai lati delle strade.”

Produzione e promozione. La Macroregione è una giungla che schiaffeggia il viaggiatore con messaggi pubblicitari ai lati delle strade e produce un rumore di fondo incessante con una tecnica rozza e ripetitiva. Nella giungla macroregionale non ci sono alberi, ma file di fusti in metallo zincato che sorreggono cartelli di varie dimensioni in cui gli alfieri dell’economia locale si mostrano per emergere dal branco e accaparrarsi il cliente.
Sono i nemici del traffico scorrevole, amano gli ingorghi perché sanno che in coda l’automobilista si lascia distrarre più volentieri dal pannello piantumato sul bordo della carreggiata, dal camion vela parcheggiato sullo sterrato o dalla maxi affissione sulla cascina diroccata. Sanno che una scritta in bella vista si nota meglio di un pedone che vuole attraversare. Odiano gli smartphone, i social network, gli sms e le chat che rubano loro occhi preziosi che giocano a ping pong tra lo schermo e l’auto davanti per evitare il tamponamento e continuare a leggere e digitare. Amano le maiuscole, giocano alla rinfusa con i colori, alzano la voce per farsi sentire e per coprire quel che resta dell’orizzonte.

“chi gestisce e controlla le affissioni è diverso a seconda della classificazione della strada.”

La Macroregione è una giungla in cui chi gestisce e controlla le affissioni è diverso a seconda della classificazione della strada, che può essere comunale, provinciale, regionale, statale o ceduta in concessione, come le autostrade. Lungo i trentaseimila chilometri di asfalto che la attraversano proliferano gli spazi promozionali regolari affiancati da quelli abusivi in una filiera in cui si arricchiscono le aziende che offrono i cartelloni e pure le amministrazioni, che incassano gli oneri per l’occupazione di suolo pubblico, le tasse sulla pubblicità e le eventuali multe per chi sgarra. I controlli in realtà non riescono a tenere testa alla moltiplicazione di cartelli e cartelloni, senza contare il fatto che le poche società concessionarie hanno radicato legami profondi con i politici, di cui gestiscono gli spazi in tempi di elezioni, e con i funzionari pubblici.

Le norme ci sono, le stabilisce il Codice della strada indicando ad esempio distanze di sicurezza, tutele per l’automobilista o aree di divieto assoluto, ma l’interesse a farle rispettare è relativo e quando serve i Comuni o le Province le possono sempre derogare, annullando le restrizioni previste per legge. Gli abusi è più facile sanarli con nuove norme locali che combatterli. Rimuovere i cartelli fuorilegge, inoltre, costa denaro che le amministrazioni spendono poco volentieri. Se serve ci sono anche i trucchi per aggirare i divieti: nelle tangenziali, ad esempio, dove le pubblicità non sono previste, si sfruttano i cavalcavia per le affissioni o si possono sempre convincere i contadini a piazzare cartelli a margine dei campi coltivati: rimuoverli, in spazi privati, non è semplice. Tra gli escamotage più rilevanti c’è anche la ristrutturazione finta e infinita, la ricetta è semplice: si prende un edificio, lo si copre di impalcature da cantiere e si usano le facciate ottenute per poster pubblicitari grandi quanto appartamenti. I lavori? Con calma. Accade anche con i monumenti, l’occupazione è talmente pervasiva da essere diventata normale. Non stupisce.

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Non c’è solo lo spazio che non c’è più, c’è anche lo spazio che prima non c’era e adesso c’è. Inventato dove nessuno avrebbe pensato mai, dove ci sarebbe stato il nulla e invece ora c’è il vuoto da riempire. Consumo e produzione di spazio, senso di disturbo davanti a ciò che non è presidiato. Preso e venduto come libero, ma in realtà già occupato.

“Il loop di produzione e promozione genera una trance che ha creato un paesaggio nuovo, alternativo, presidiato dalla comunicazione.”

In un’indagine sulle strade di Milano, l’associazione Italia Nostra, che promuove la tutela del territorio, aveva stimato una percentuale di abusivismo pari all’ottanta per cento delle affissioni, soprattutto nelle parti periferiche della città, lungo le vie di scorrimento lento che collegano la capitale della Macroregione con l’hinterland. La stessa amministrazione provinciale di Milano aveva promosso un abuso di dimensioni epiche offrendo in concessione novecentoquarantacinque cartelli pubblicitari in cento rotatorie, in cambio della manutenzione dello spazio verde al centro. Dopo l’esplosione del caso, e l’indignazione conseguente, la Provincia ha dimezzato le postazioni disponibili, ma resta il fatto che in teoria il Codice della strada vieta le pubblicità sulle rotonde. Ma siccome i soldi servono sempre e i fondi per la cura delle strade scarseggiano, un po’ di tolleranza può sempre aiutare.

Il rumore di fondo aumenta, la cartellonistica avanza e a ogni opera di bonifica succedeno nuove piantumazioni che alimentano la giungla. Alle scritte pubblicitarie si aggiungono le insegne di negozi, ingrossi, ristoranti, ditte, spalmate sul fronte stradale senza ordine e criterio. Insegne che intensificano il vociare e tendono ad essere sempre più dozzinali, stampate su pannelli plastificati per economia e comodità. Il loop di produzione e promozione genera una trance che ha creato un paesaggio nuovo, alternativo, presidiato dalla comunicazione continua. Un paesaggio in cui talvolta, come piccole oasi, si incontrano cartelli bianchi, ricoperti da una carta azzurra o dai rimasugli di strati di poster strappati: sono attimi di silenzio

80%

Percentuale affissioni abusive a Milano
(Italia Nostra)

irreale in spazi altrimenti cacofonici, creati dal nulla e nel nulla, riquadri che l’uomo padano ha rubato all’aria e al suolo, alla terra e al cielo per collocarvi ossessivamente se stesso e la propria merce, schiaffeggiando e schiaffeggiandosi.