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Capannoni, ecomostri, caseggiati desolanti. Là dove c’era il verde ora c’è un lotto edificabile. Milioni di metri cubi di cemento armato a fare pendant col cielo che li sovrasta. La Padania, per alcuni un sogno di libertà, per molti altri una pianura invasa da insediamenti umani di dubbio gusto.

 

Di fronte all’eclissi politica di una moderna utopia popolare, l’artista si attiva per cogliere quel DNA padano di cui tanto si favoleggiava. E sforna “Padania Classics”. Una storia da incorniciare e insieme da demolire, con l’arma del sarcasmo.

 

‘Un viaggio tragicomico per scoprire la Padania: la provincia e i suoi scorci più brutti, Padania Classics ha lanciato una campagna di crowdfunding to per raccogliere in un libro tutte le fotografie del progetto iniziato due anni fa.

 

Monumental Heritage per esempio, propone una visita all’architettura “monumentale” padana, fatta non solo di Tour Eiffel in miniatura, ma anche di cisterne a forma di capitello ellenico.

 

Caraibi? Venezia? Coast to Coast degli States? Ma quando mai, i veri eroi vanno in Padania, per toccare con mano ciò che l’uomo può produrre quando la decenza dorme

Un sito web creato apposta per documentare il volto di un’Italia che all’estero si conosce poco. E che ha poco a che spartire con il “bel paese” di cui i turisti sognano atterrando a Orio al Serio. La Padania esiste, ed quella che vediamo.

La pianura, costituita da opere di architettura spontanea, è slegata da qualsiasi piano o progetto e le strutture che l’attraversano rispondono a un’esigenza funzionale al qui ed ora.

In tutti questi anni solo la lettura de L’ubicazione del bene di Giorgio Falco mi aveva riportato quel periodo alla mente con la stessa nitida chiarezza della scoperta di una pagina Facebook dove, da un paio di mesi, qualcuno sta raccogliendo foto di paesaggi tipici della cosidetta “macroregione”. “Tipici” forse però non è la parola giusta. “Classici” funziona meglio.

Autofficine disperse nel nulla, Cadillac parcheggiate sui tetti, architetture squadrate, cieli grigi semioscurati dai cartelloni pubblicitari. Padania Classics, Tumbrl fotografico nato pochi mesi fa, è un viaggio nei luoghi comuni – in senso geografico – e nei paesaggi del Nord Italia, nella Valle Padana.

Padania Classics si concentra su queste, in particolare su zone di provincia in cui i capannoni diventano templi pagani o in cui centri commerciali già diventati vecchissimi sono il teatro perfetto per un’invasione zombie.

i soggetti che più ricorrono nelle sue immagini rappresentano una fitta rete di rotonde, incroci, paesaggi industriali e capannoni, architetture balorde, campi agricoli, tralicci, insegne colorate, enormi parcheggi.

Si fosse concentrato sul suo triangolo delle Bermuda, la Brianza, faceva prima.

Gli slogan sulla “macroregione” assomigliano a quelli degli stati americani.

Mi viene il magone a pensare di avere smesso con la vita da nomade proprio quando la provincia lombarda ha iniziato a riempirsi di sale slot degne dei casinò indiani.

Ha raccolto le immagini dello scempio della pianura e la sua desolazione. Vedere conficcate nelle nostre campagne altissime antenne telefoniche o spiccare uno stabilimento a ridosso di un campo di mais, sembra normale. Invece stiamo assistendo alla nascita di una nuova provincia.

Forse evoluzione non è la parola adatta visto che, come dicevamo, sembrano tutte scattate nello stesso luogo e nello stesso momento contraddistinto dal cielo tipicamente grigio-quasi-azzurro: il luogo è la Padania, intesa sia geograficamente che politicamente, il momento è ora.