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Le Cattedrali del Disastro

Incompiuta, abbandonata, mummificata. L’archeologia della Macropoli è un tour nel disastro aziendale, tra le rovine del presente, lungo le file di cadaveri urbani in putrefazione, in un macabro allestimento che allo spettatore dice ricordati che sei già morto. La Piana appiattisce tutto e tutto attorno non ci sono più indizi per capire in quale tempo ci si trovi, ogni cosa è diluita nell’Età della Grande Crisi e ogni settore partecipa attivamente all’esibizione delle atrocità. Negozi, ristoranti, bar, centri commerciali, uffici, aziende, abitazioni, edifici mai arrivati al tetto o da cui il tetto è stato rimosso per pagare meno tasse sugli immobili, edifici lasciati al loro destino di lento disfacimento, fissi di fronte ai giorni che passano, ai parcheggi vuoti, alle insegne smaterializzate.

“Non ci sono più indizi per capire in quale tempo ci si trovi, ogni cosa è diluita nell’Età della Grande Crisi.”

Duecentoventimila nella Macroregione Centrale, centomila nella Macroregione Occidentale, centomila nella Macroregione Orientale: il calcolo dei posti di lavoro persi dal 2008 prosegue assieme a quello delle aziende chiuse. Nel 2013, anno della massima devastazione, se ne conteggiavano due all’ora. Il settore terziario è percentualmente più colpito, ma non esiste ambito in cui il deserto non sia avanzato, inghiottendo edilizia, manifattura o agricoltura.

“Le chiese aziendali sono il risultato del Concilio Vaticano del 1964-65, durante il quale la Chiesa Cattolica diede nuovo impulso alle riforme che riguardarono anche l’architettura cultuale.”

Cosa rimarrà in vita nella rete economica è ancora difficile da dire, nel frattempo si potranno visitare le rovine della Macro per apprezzarne il grande e unico valore documentale. Professori accompagneranno gruppi di studenti sotto le volte scarnificate di un capannone, nel piazzale di un ipermercato senza più carrelli o lungo la galleria del centro un tempo commerciabile; si esamineranno le abitudini domestiche degli occupanti della Piana esplorando i cantieri delle villette bipiano neo neoclassiche, si leggeranno le ultime tracce rimaste sulle insegne per ricostruirne la lingua morta e si dedicheranno intere parti di musei alla riproduzione dell’ambiente produttivo aziendale.

Dentro il bunker del Signore
La catastrofe è già in corso e il bunker del Signore è l’unico rifugio sicuro per aspettare che ritorni l’ordine naturale delle cose. Serviranno decenni, forse più di un secolo, generazioni si daranno il cambio al suo interno senza mai rivedere la luce del giorno, ma prima o poi, è questa la speranza, dalla Piana spariranno i segni del disastro e ci si potrà dedicare alla ricostruzione. Non è detto che sia la soluzione, ma è comunque una possibilità da sperimentare: rintanarsi e pregare perché qualcosa là fuori possa di nuovo avere un senso.

“Le Cattedrali del Disastro saranno ovunque e saranno irreparabili, rese eterne dall’assenza definitiva di una funzione.”

Il vantaggio della Macropoli è che non bisognerà scavare perché ci si è premurati di lasciare ogni cosa accuratamente sopra la superficie. Non sarà facile raccontare la storia di ogni singolo luogo, questo no, perché nella fretta della fuga costruttori e occupanti solitamente non lasciano indicazioni chiare sull’ambiente che li ospitava, ma le ricerche tra le fonti primarie, secondarie e via dicendo potranno aiutare a tratteggiare l’identità delle principali strutture. Passati anni dall’eruzione del vulcano, ogni cosa si paleserà nello stato in cui si trovava, pronta per essere letta e analizzata. Una volta pietrificato, il paesaggio potrà raccontare senza più ansie o contrapposizioni ideologiche delle programmazioni territoriali inesistenti, delle speculazioni perpetrate per mantenere in moto il meccanismo fino allo schianto, dell’incomprensibile e allucinata idea che tutto sarebbe andato avanti per sempre.

I nostri figli e nipoti accetteranno l’incompiuto perché impareranno a non averne più paura, lo ameranno perché in esso vedranno la luce dell’infinito e adoreranno l’abbandonato riconoscendone il mistero. Dovranno farlo, non ci saranno alternative. Le Cattedrali del Disastro saranno ovunque e saranno irreparabili, rese eterne dall’assenza definitiva di una funzione. Gli appetiti economici nella Piana non saranno più così voraci da cancellarle: rimarranno lì, troppo care per essere abbattute e troppo devastate per essere vissute, trasformate in templi della Macropoli come segni eterni della mistica della distruzione.

“speculazioni perpetrate per mantenere in moto il meccanismo fino allo schianto.”