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Everybody Boom Boom

Il carro apre la sfilata partita dal piazzale del campo sportivo, diffonde la musica dagli altoparlanti ed è allestito da nave dei pirati. Sul furgone c’è una bandiera nera con un teschio, un pappagallo di cartapesta alto un metro appollaiato sul tettuccio, due coppie di cannoni in polistirolo pitturato sui lati del cassone e tre ragazzi che ballano con i bermuda al ginocchio, la bandana, camicie bianche con le maniche larghe a sbuffo e gilet. Lanciano coriandoli, hanno un microfono che si passano l’un l’altro, sparano la schiuma da barba a chi si avvicina troppo. Fa freddo, è febbraio, c’è pure il vento che minaccia dissenteria. Nel corteo ci sono circa duecento persone soprattutto di giovane età travestite da punk, carcerati, pirati, cow boy, principesse, Rihanna, Balotelli, prostitute, poliziotti, tennisti, gatti, Zorro.

“Il piano nella Piana è divertirsi a tutto spiano.”

Si muovono lungo il viale dell’insediamento produttivo e raggiungono le prime case dove i cani abbaiano, per poi attraversare la rotonda, superare l’isola ecologica e puntare verso il centro del paese attraversandolo prima di arrivare all’oratorio. Lungo il percorso, che sfrutta per circa un chilometro anche la recente strada statale, nuovi amici mascherati si aggregano, mentre nel piazzale del minimarket c’è il fotografo appostato sul leggero rialzo del parcheggio per fotografare il passaggio con una migliore visuale. Il corteo è preceduto da un’auto dei vigili con le luci blu accese, in coda ci sono invece due motociclette.

Il piano nella Piana è divertirsi a tutto spiano e per divertirsi bisogna prima acquisire un buon grado di confidenza con l’ideologia del disastro. Senza i rituali iniziatici come il carnevale del disagio sarebbe impossibile formare i futuri elettori della Macroregione all’accettazione inconscia dell’insensatezza che li circonda. Prendere decine di bambini e ragazzini e trascinarli travestiti nelle vicinanze di un distributore di benzina prima del sottopasso equivale alla prova dei carboni ardenti. La differenza è che il tutto sembra meno cruento.

Il pullman ha appena scaricato il primo dei tre gruppi organizzati diretti al parco acquatico. Sono già arrivati altri bagnanti, lo si vede dalle auto infilate tra le strisce bianche, ma la giornata è comunque appena all’inizio, c’è tempo per accaparrarsi i posti migliori vicino alle piscine prima che lo spazio disponibile sia interamente occupato. All’orizzonte, più alto dello scivolo da brividi che spara dritti in acqua c’è solo lo scheletro di una gru nel cantiere poco distante. Una fila di capannoni appena mascherata dagli alberi sorveglia l’area mantenendone l’identità produttiva. L’hit parade diffusa dai tre punti ristoro si mescola alle voci dei fortunati in vacanza premio e al traffico della tangenziale; nel campo da beach volley non c’è un attimo di tregua e le vespe sono a caccia tra i cestini della spazzatura. Sembra di essere al mare, ma è meglio perché il cloro non è salato, anche se lava via l’abbronzatura.

L’unità di luogo è fondamentale per gli occupanti della Piana, riconoscere in ciò che li circonda lo stile Macro e accatastato serve a non perdere la concentrazione e a godersi la pausa rilassante, senza le distrazioni provocate da un ambiente nuovo. Il divertimento aziendalizzato ha inoltre il vantaggio di essere legato a un corrispettivo economico e limitato nel tempo, in modo che sia distinto dalle normali attività feriali da cui è generato.

Prima di entrare nel centro massaggi “Benessere a gocce” è bene controllare se ci sono delle recensioni online o se ne vengono consigliati altri nella zona. Vicino c’è una pizza al taglio che apre alle 11, in caso è perfetta per il pranzo prima di ripartire.

“L’hit parade diffusa dai tre punti ristoro si mescola alle voci dei fortunati in vacanza premio e al traffico della tangenziale.”

Minitalia
La Minitalia è un parco dei divertimenti per famiglie che si trova nella Macroregione Centrale, lungo la A4, dedicato alle bellezze storiche italiane riprodotte in miniatura. Il suo slogan è “Molto più di quanto immagini!”.

“Se sei fortunato ti può capitare di incontarne una già sperimentata e apprezzata.”

Cercando velocemente su un forum c’è un post vecchio di un paio di mesi che ne parla bene, ma tutto dipende dalle ragazze, due o tre solitamente per c.m., che girano e non sempre sono le stesse descritte dagli altri clienti. Se sei fortunato ti può capitare di incontarne una già sperimentata e apprezzata, anche se il rischio di cadere nel romanticismo è sempre dietro l’angolo e allora forse meglio trovarne una nuova e vedere come va. Ognuno ha la sua filosofia. È come scommettere: investi cento euro e se è il tuo giorno esci col sorriso, altrimenti ti sarai comunque fatto una doccia e ti sentirai più leggero per un’oretta. La ragazza si fa chiamare Gaia o Giada e non è male con la mingonna di jeans, ti saluta con una mano oleata e ti manda a spogliarti: nella saletta arriva con una vestaglia mezza sbottonata, avrà una terza. La prima mezz’ora è a pancia in giù, l’olio lo spalma con le mani e poi con tutto il corpo. Ci sa fare, si lascia toccare e ansima anche un po’ per riscaldare l’atmosfera, ma a un certo punto suona il telefono e deve andare a rispondere. Tre minuti mortali di attesa, finché torna e ricomincia come se niente fosse a impastare la pizza, poi arriva la parte del gilale, quella più divertente.

Si fa perdonare con la sua terza per la telefonata e conclude l’incontro con una cantata, ti chiede trenta euro in più che a quel punto paghi comunque perché alla fine ti si siede sulla faccia. Altri venti e fa la doccia assieme a te, ma è già quasi passata l’ora e c’è la pizza al taglio prima di rimettersi in autostrada. Prossima volta. Nel complesso è pulito, la parete in cartongesso lascia come sempre filtrare i rumori della saletta vicina e la tessera fedeltà offre uno sconto del 50% al quinto massaggio. Dal casello sono dieci minuti e il doppio ingresso favorisce la discrezione. Da consigliare, chiedere di Gaia o Giada (a febbraio e marzo dice che è in Cina).

La scritta luminosa OPEN è la principale innovazione grafica e linguistica introdotta nella Piana dal 2005. Lo stesso vale per le intime vedute di momenti rilassanti su sfondo rosa o verde, sempre con le donne a fare la parte delle massaggiatrici e delle massaggiate, con bacinelle di olio caldo, cascate tra i fiori esotici e occhi chiusi con espressioni beate. I piccoli outlet dell’eiaculazione hanno una schermatura estetica talmente forte e ripetitiva da essere entrati nell’immaginario più rapidi del fumo di una sigaretta elettronica.

Un bicchiere taglia maxi per la cocacola contiene tutte le monetine che servono per il primo giro di ricognizione. La sala è una di quelle che stanno aperte ventiquattro ore su ventiquattro, anche se pare che il sindaco voglia limitarne l’orario per la solita propaganda antiludopatia. Vicino c’è la grande multisala, la catena di elettronica, un fast food e una concessionaria chiusa dove sta per aprire l’african-china market. Quelli sulla quarantina si ricordano quando nell’oasi c’era solo la grande discoteca col parcheggio pieno di auto al venerdì e al sabato e di motorini la domenica pomeriggio, senza le leggi che impediscono di bere e guidare e farsi i fatti propri.

“I piccoli outlet dell’eiaculazione.”

“Infili la monetina, spingi il bottone e senti se senti qualcosa.”

Quando il ballo di massa ha smesso di rendere, addio grande disco. Le macchinette tra cui scegliere sono un centinaio, per il primo giro è impossibile provarle tutte, quindi bisogna affidarsi al caro vecchio istinto sulla punta delle dita. Infili la monetina, spingi il bottone e senti se senti qualcosa. Sul pavimento c’è la moquette, non si avvertono i passi degli altri due mattinieri e dell’addetto alla sala, c’è solo un po’ di musica di sottofondo e il suono degli eurini che rimbalzano. È bello perché fuori è giorno, ma qui è come se non fosse mai niente, è sempre uguale e fuori non sai nemmeno più cosa c’è. Quando il ballo di massa ha smesso di rendere, addio grande disco. Le macchinette tra cui scegliere sono un centinaio, per il primo giro è impossibile provarle tutte, quindi bisogna affidarsi al caro vecchio istinto sulla punta delle dita.

Infili la monetina, spingi il bottone e senti se senti qualcosa. Sul pavimento c’è la moquette, non si avvertono i passi degli altri due mattinieri e dell’addetto alla sala, c’è solo un po’ di musica di sottofondo e il suono degli eurini che rimbalzano. È bello perché fuori è giorno, ma qui è come se non fosse mai niente, è sempre uguale e fuori non sai nemmeno più cosa c’è.