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A Proposito di Palme

Priva di una simbologia ufficiale universalmente codificata e accettata, la Macroregione ha sviluppato al suo interno alcune icone più sottili, discrete, la cui presenza è infiltrata nel paesaggio in maniera quasi invisibile. Alcuni di esse sono di formazione recente e hanno una valenza ancora decisamente materiale, come il traliccio, monumento alla produttività garantita da un’energia pervasiva, la piscina fuori terra, legata alla dimensione familiare e amicale, indice di un modo semplice e spoglio di godersi i momenti di relax al di fuori del lavoro, la fontanella in pietra o molto più spesso in cemento, oggetto in grado di dare un tono all’ambiente di vita o di produzione e segno della capacità di piegare gli elementi ai propri bisogni: nel caso specifico, dissetarsi o rinfrescarsi.

“I tipi di palma più diffusi nella MacroRegione sono la Phoenix Dactylifera, la Trachycarpus Fortunei ed il ripetitore camuffato da palma.”

Proprio in quanto icone non è richiesta una precisa funzionalità: il traliccio può anche restare nell’immaginario come elemento a sé, ad esempio nel caso in cui i cavi vengano interrati, la piscina è contemplata anche vuota e adagiata su un fianco nell’appezzamento di terreno e la fontanella la ritroviamo scollegata dalla rete idrica. Nella Macroregione le cose ci sono in quanto ci sono e nella loro presenza acquisiscono significato. Il quale, per la maggior parte delle volte, sfugge.

Il più interessante ed enigmatico di questi elementi ricorrenti è certamente la palma. Nel caso specifico, si parla soprattutto di Trachycarpus fortunei, arrivata nel continente europeo pare dal Giappone o più in generale dall’Asia, proliferata nella Macroregione anche grazie alla resistenza ai climi più freddi. Alla sommità del lungo tronco fallico e lanuginoso si trovano foglie disposte a ventaglio, ma in zona non mancano gli esemplari con propaggini a forma più allungata, simili a quelle della palma da dattero: la famiglia delle Arecaceae comprende più di duecento generi e oltre duemila specie, con variazioni sul tema del fusto più parte verde. Non esiste un momento storico preciso in cui la palma ha iniziato ad essere usata come ornamento nei giardini della Macro, resta il fatto che ora, attraversando il territorio dall’Orientale all’Occidentale, passando per la Centrale, la piantumazione è costante.

Per spiegare il perché le palme si trovino nelle aiuole aziendali, nei giardini privati con fronte strada statale, in corrispondenza di rotonde, nei pressi di ristoranti o di altre attività commerciali bisogna fare ricorso ad una serie di suggestioni che raggiungono il profondo delle loro radici, magari inconsce, eppure condivise. Per prima cosa questo tipo di pianta viene comunemente associata alla bellezza elegante: alta, slanciata, in un territorio edificato senza più punti di riferimento estetici la palma può rappresentare il richiamo all’idea primitiva di arricchimento stilistico, di elevazione verso un grado superiore e di lusso.

Ma non basta, perché la forma evidentemente fallica rimanda al predominio sulla piana, all’influenza sulla natura stessa con la possibilità di decidere cosa possa crescere e dove. Da qui si arriva alla simbologia della vittoria, associata alla palma dall’antica cultura romana. La vittoria sulle forze della terra, la vittoria sul resto della Penisola, dato che la Macroregione è massima espressione di potenza economica del Paese, la vittoria sui limiti umani. Il legame di queste piante con Apollo, partorito proprio all’ombra di una palma, richiama inoltre il sole e lo riporta sopra una terra in cui sovente non si vede, per l’umidità che si condensa in nebbie, per la cappa lattiginosa che appiattisce la luce, per gli scarichi del traffico e delle industrie che sovrastano il cielo.

“La possibilità di decidere cosa possa crescere e dove.”

Palmazia
L’ultima frontiera dell’indipendentismo macroregionale è la Palmazia, Stato autonomo che dovrebbe sorgere nella Piana, somma di tutte le aree verdi in cui è piantumata una palma. Aiuole aziendali, giardini di varie dimensioni, ovunque ci sia una palma si potrà fare richiesta di annessione alla Palmazia, aderendo al suo sistema giuridico, elettorale, scolastico, sanitario e, soprattutto, fiscale. Ci sarà un’aliquota unica, fissata al 5%, non ci sarà delinquenza, i cartelli saranno bilingue italiano-palmeto. A breve verranno organizzati i gazebo per la raccolta firme a sostegno del referendum sull’indipendenza della Palmazia.

“Nella logica del tutto e ovunque anche un tocco tropicale può arricchire il paesaggio.”

È facile pensare che talvolta si tratti semplicemente di un fascino dell’esotico piantumato alle porte di casa. Nella logica del tutto e ovunque, anche un tocco tropicale può arricchire un paesaggio in cui si vuole inserire qualsiasi cosa. La palma non è solo un albero, è un’idea. Ed è così forte che circola anche in versioni artificiali, magari luminose e associate ad un’impresa commerciale: l’uomo padano trascende la pianta e la trasforma in concetto utilizzandolo come richiamo per i propri simili, come se attribuisse a quella figura un potere unico, distintivo.

Avvizzite o rigogliose che siano, le palme hanno comunque un indubbio vantaggio agli occhi del giardiniere macroregionale: necessitano di poche cure e non devono essere potate. Il fascino della palma è alimentato da una mescolanza di paganesimo e cristianità: secondo l’Antico Testamento “Il giusto fiorisce dalla palma” e lo stesso Cristo risorto è associato in maniera indissolubile alle palme, a cui nell’anno liturgico è dedicato uno spazio tra i più importanti in assoluto, vale a dire la domenica che precede la Pasqua.

E così, entrando in territorio religioso, dalla palma si può passare ad uno degli altri simboli della Macroregione, la chiesa aziendale. Passata l’epoca dei campanili come segno di presenza sul territorio, nel corso dello sviluppo edilizio della piana si è sviluppata la tendenza ad erigere luoghi di culto con molti punti in comune con i capannoni del benessere produttivo. Per mimetizzarli, adeguandoli ad un contesto di diffusione egualitaria del cemento, e per dare ai loro frequentatori un segno riconoscibile di appartenenza: dal luogo di lavoro a quello di preghiera senza soluzione di continuità. Dalla centralità della chiesa nel contesto urbanistico si passa ad una fusione con il resto del paesaggio.

Non mancano elementi di ambizione, la ritroviamo nella grandiosità delle costruzioni e nella spavalderia del calcestruzzo, ma per il resto nella Macroregione si ritrovano basiliche perfettamente intercambiabili, dal punto di vista estetico, con le funzioni di laboratorio manifatturiero o di spazio commerciale.La chiesa aziendale è il definitivo trionfo della psicologia produttivistica della piana nei centri per la preghiera da collocare a ridosso dei nuovi insediamenti abitativi: per addolcirla, nel caso in cui lo si ritenga opportuno, si può sempre ricorrere ad una palma.